Termini Imerese: la sanità agli inizi del novecento

a cura di Nando Cimino

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Attraverso l’Annuario Sanitario Italiano relativo all’anno 1904 apprendiamo che a Termini Imerese c’erano 15 medici. I loro nomi erano: Balsamo Salvatore, Battaglia Francesco, Battaglia Salvatore, Cimino Salvatore, Dominici Longo Benedetto, Iannelli Francesco, Juca Giuseppe, La Barbera Eugenio, La Scola Francesco, Menzalora Mariano, Mormino Giuseppe, Novara Francesco, Quattrocchi Agostino, Ruffino Pietro e Sciolino Mariano.

C’era pure un medico chirurgo tale dott. Zuca Giuseppe che aveva il suo studio in via Anfiteatro n°2. – Per rispondere poi alle esigenze di tutti gli ammalati la nostra città poteva contare pure su ben 10 farmacisti, che si chiamavano: Bologna, Candioto Francesco e Candioto Giuseppe, Caraccoli Giuseppe, Caraffa Raffaele, Cocilovo, Indovina, Menzalora, Mormino Rizzo, e Novara. Gran parte delle medicine che venivano prescritte dal medico erano preparate dagli stessi farmacisti che, proprio per tale caratteristica, venivano chiamati anche “speziali”. Viste le condizioni ambientali del nostro territorio dove era particolarmente presente la malaria, il farmaco maggiormente richiesto era il chinino; che veniva venduto non solo dalle farmacie ma anche dai tabaccai.

In quegli anni, a differenza di oggi, le donne partorivano in casa; e quindi a Termini Imerese e contrade limitrofe, prestavano la loro opera anche 5 levatrici. I loro nomi erano: Giovenco Biagia, Lombardo Chiara, Meli Agata, Messineo Michelina e Pusateri Maria. Giusto per fare un confronto con qualche paese a noi vicino, vi dico subito che a Cerda c’era un solo medico, che a Caccamo c’erano 2 levatrici, ed a Sciara una sola farmacia.

Per i casi più gravi, e quando le cure domiciliari non si dimostravano efficaci, nella nostra città si poteva fare ricorso anche all’Ospedale Civico della SS. Trinità; che dopo la soppressione degli ordini religiosi, aveva trovato posto negli ampi spazi dell’ormai ex convento dei Cappuccini di San Girolamo. 

Qui, oltre ai medici, a fare da infermiere c’erano anche alcune suore. Nel 1904 il medico provinciale era il dott. Cav. Antonio Fortunato; e la nostra provincia contava allora 785.016 abitanti, di cui 310.352 nella sola Palermo. L’unico chirurgo dentista, per come è riportato nel su citato annuario, era il Dott. Cav. Uff. Ribolla Nicodemi Luigi con studio a Palermo in via Vittorio Emanuele 53. C’è da dire a tal proposito che il ruolo di dentisti era in quegli anni demandato a taluni barbieri, che per questo venivano chiamati anche “scippaiagni”; infatti l’unica cosa di cui erano in grado di occuparsi, e con metodi che ben potete immaginare, era proprio quella di estrarre i denti. C’erano poi barbieri che erano particolarmente esperti pure nei salassi; spesso erano dotati di una specie di licenza rilasciata da un protomedico e venivano detti “mignattara”.

La “mignatta”, da cui il nome, altro non è che la sanguisuga; piccolo verme che veniva reperito in zone acquitrinose e che, opportunamente applicato alla pelle e per sua specifica caratteristica, provvedeva a succhiare il sangue del paziente debilitato da polmoniti o dolori vari. Il salasso, pratica nei secoli scorsi eseguita quasi periodicamente anche in assenza di particolari patologie, veniva fatto sulle spalle. Tale operazione era detta “sagniari i spaddi”; e veniva effettuata anche con l’ausilio di coppe di vetro o semplici bicchieri all’interno dei quali, a volte dopo aver inciso la pelle, veniva acceso un moccolo di stoffa o di bambagia che procurava il vuoto d’aria ed il conseguente rigonfiamento della parte.

Uno dei più vecchi mignattari termitani di cui anche io ho personali ricordi, restò in attività fin sul finire degli anni cinquanta. Abitava in una delle casette di via Monachelle e, elegantemente vestito, girava con una piccola valigetta di cartone di forma cubica dentro la quale portava i suoi attrezzi, ivi compresi i piccoli vermi racchiusi in una burnia di vetro.

 


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