Termini Imerese, noi siamo quelli del “Vabbè…ma tantu a chi sirveva”?

a cura di Nando Cimino

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Termini Imerese si è sempre contraddistinta per il menefreghismo, a volte consapevole, ma più spesso frutto di ignoranza, che ha privato la città di tante sue bellezze che oggi, opportunamente valorizzate, avrebbero contribuito a darle maggior decoro.
 
In piazza Liborio Arrigo sparì una graziosa fontana; altrettanto successe in piazza Duomo; sparsi qua e la per le vie tanti scavi con eloquenti reperti di epoca romana sono stati occultati per far spazio al traffico e quindi all’inquinamento.
 
Ma anche, nei palazzi e nelle chiese si è fatto di più e di “meglio” nascondendo, o facendo completamente sparire, pezzi di storia; magari con la scusa che erano in precarie condizioni o che avevano esaurito il compito per il quale erano stati creati! In chiesa Madre successe negli anni sessanta con il grande doppio organo a canne poggiato su colonne, una vera meraviglia; e di recente è capitato anche con il pulpito.
 
Era in condizioni precarie o poco stabili?  Non mi risulta; ma in ogni caso si poteva aggiustare e mettere in sicurezza.
 
Non era più utilizzato? Non è vero e le foto lo dimostrano.
 
Non era opera d’arte di eccessivo pregio? Non sono un intenditore; ma io vedo comunque dei bellissimi intarsi con bassorilievi, uno dei quali, proprio al centro, raffigura la nostra Immacolata.
 
Si trattava in ogni caso di una struttura che trasudava ricordi; da li infatti avevano parlato tanti nostri sacerdoti e non solo; molti dei quali dotati di grande eloquentia e che avevano fatto la storia religiosa della nostra città.
 
Da quel pulpito, quando ancora un religioso oltre ad averne il titolo, doveva mostrarne l’autorità anche nei comportamenti e nelle apparenze, erano scaturite lacrime e rabbia, emozioni e commozione, che tanti avevano fatto riflettere e “tremare”.
 
Chissà perché è stato tolto; eppure, come dimostrano le foto, era stato usato fino a pochi mesi prima. In questo caso non è sparito; o almeno non ancora; ma quel pulpito, strappato dalla sua originaria ed antica posizione, si trova oggi relegato e seminascosto, in un angolo della chiesa; “aggrappato” ad un muro come a voler chiedere aiuto.
 
“Rimettetemi al mio posto” sembra dire; “Fatemi rivivere, non sono ancora un inutile pezzo di legno” !


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