Gli effetti negativi e collaterali dei social: sintomi e malesseri della corruzione digitale



Non lo diremo mai perché, per cosa rimaniamo deluse, ma spesso, è per le cose più stupide e banali ma che se confessate, vedremo quanto fra donne siano comuni.
Sono i social il motivo di un malumore inconfessabile, fatto spesso da foto spiate, stolkerate anche da altri profili. La conta dei tormentati come sulle foto di altre donne. La molla della gelosia, il sentirsi da meno. Non abbastanza. E quel tasto, a volte fa male. Fa diventare autocritico. Fa iniziare a guardarsi con altri occhi.
Più severi, con meno apprezzamento rispetto a prima. Ci si scoraggia e si scatenano tutti i meccanismi, reazioni che scattano in seguito a livello psicologico. Ma non tutti gli uomini mettono i like per per un vero interesse, spesso lo fanno per abitudine, anche per noia, a volte meccanicamente, senza troppa importanza, talvolta anche come un semplice apprezzamento di soli utenti, un far vedere di essere in qualche modo attivi sul web.
 
Non sempre quindi significa “desiderare” davvero più o meno virtualmente, quel soggetto “esposto”. Per una donna questo però non conta, non ci sono giustificazioni, non ci sono altre opzioni, alternative, e soprattutto istintivamente, non si vedranno altre possibilità.
 
Non conterà la foto in sé per sé, così come lo sfondo, dove sarà stata scattata, se sarà bello lo scenario o il contesto, se la foto sarà stata fatta bene, se semplicemente sarà artistica, divertente, professionale. Il significato sarà interpretato solo in una maniera unilaterale ed univoca. Uno solo il messaggio: “Lui ha messo un mi piace a una… “.
 
Cosa scatta? Il risentimento, la rivalsa. La gelosia. La competizione. E poi una specie di vendetta servita calda o fredda. Ma attenzione. Non tutte dicono sinceramente quello che pensano. C’è chi lo sa mascherare abilmente.
C’è chi disapproverà apertamente, ma ci sarà chi farà la finta indifferente, chi farà credere di non essersene accorta, di non aver dato interesse o importanza alla questione, chi invece farà scena, chi terrà il muso facendo l’offesa, chi reagirà iniziando a farsi foto per valorizzarsi di più, per non sentirsi ” da meno “quasi come in risposta, come se vorrà di conseguenza riattirare l’attenzione sovrapponendosi con una propria foto quasi come se facesse da promemoria, un voler dire: “Ehi che ci guardi a fare…invece di guardare quella, guarda me”.
Che poi, questo atteggiamento sarà scambiato come un mettersi in mostra e non ben interpretato. Altre donne avranno poi risposte drastiche chiedendo di bloccare o non fare seguire più una folta lista di utenti femminili.
Qualcosa di comune comunque a molte donne che saranno solidali fra loro ma molte volte, in maniera celata, c’è quello spirito di rivalsa che tira fuori gli artigli e fa diventare tutte pantere.
È vero. I social avevano agevolato la possibilità di contattarsi, di vedere o sentire chi è lontano. Sono nati per questo scopo.
 
Ma questo comunicare è diventato qualcosa di più. Tutto ha preso una piega diversa, e il controllo ahimé, è scappato dalle mani. Inutile enfatizzare.
 
Questi mezzi per molti, sono stati la rovina, creato dipendenza. Quando in tanti dopo aver compreso e fatto cattiva esperienza affermano “era meglio senza, quando non c’erano Facebook, Instagram, Twitter e tanti altri…”.
La digitalizzazione doveva essere di ausilio ma qualcosa è andato storto. Si è andati oltre. E tanto. Oggi non se ne può fare a meno con usi poco appropriati e per lo più scorretti che hanno portato verso la via della perdizione soggetti senza nessun limite d’età. In molti casi, in chi ha pure solide relazioni alle spalle, si sono creati forti dissapori e pesanti litigi, separazioni purtroppo, nei casi più gravi sfociati in divorzi, nella fine dei matrimoni.
 
I social sono una vetrina. Più di una possibilità avida di vedere, di volere, di poter desiderare” il meglio”, di ambire “ad altro” per solo compiacimento o per noia, per ammaliare, quasi come un gioco di seduzione, per mettersi alla prova senza sottovalutarsi. Atteggiamento più che discutibile. Da valutare quale tipo di frustrazione sia la vera o reale causa associata al contesto socioculturale nel quale di è immersi o meglio, contaminati.
 
Alle ripercussioni esperienze, problematiche, contesti vari di vita nel quali di è immersi da contestualizzare nell’insieme. Un’asse di traiettoria che si sposta a più livelli personali e soggettivi.
In sintesi, sta di fatto che comunque i profili, siano diventati nella loro evoluzione in discesa, come una vetrina, un andare quasi al mercato e le persone sono quasi come merci esposte nel dettaglio. Ecco perché tutto si distrugge. Ciò che si ha non piace di più. E la concezione ideologica materialistica consumistica ha il sopravvento nella sua reale ed effettivo uso di mettere da parte l’usato acquistando il nuovo, sostituendo esattamente come gli oggetti.
 
Il contattare, “il provaci”, è quindi semplice, nascondendosi fra le chat private oltretutto, poco importa se si hanno già delle relazioni. Dettagli irrilevanti quindi, dove l’onestà non conta cosi come i valori e la morale. Tutto sembra essere concesso e ad armi pari. Anche le donne fanno lo stesso con semplicità e leggerezza. Un divertimento per avere anche autostima in più, auto considerazione, autostima, maggior sicurezza e controllo dell’esterno.
 
Non sappiamo quanto e come si supererà maggiormente il limite della decenza di quanto lo si sia già superato dell’osare, dello sfidarsi.
Ma possibilmente già è troppo e potrebbe esserlo ancora di più portando a più sfacelo. Troppa libertà.
Molti, drasticamente, imprecano contro che molti social dovrebbero essere chiusi. Sospesi finché la gente non rientra nella dimensione reale a vivere civilmente nel rispetto dell’altro, rivalutando ciò che ha vedendolo prezioso perché proprio, ritrovando equilibrio, senno. Interiorità facendo che principale dal reale e da ciò che è finto o artefatto.
O forse, servirebbero regole, misure di contenimento. Mettere dei limiti. Ma comunque, tornare in qualche modo a rientrare in se stessi senza eccedere. Senza cadere nella trappola del perdere coscienza di sé e delle proprie azioni.


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