Dalla Sicilia al Madagascar: la storia della nave ospedale Elpis, reca aiuti sanitari nelle zone remote dell’Africa



E’ nero su bianco ormai, la storia della nave ospedale Elpis, che reca aiuti sanitari nelle zone remote dell’Africa. E’ stato infatti appena pubblicato il libro “Diecimila miglia intorno all’Africa”: il lungo viaggio di Elpis verso il Madagascar (edizione, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, pp. 178), scritto dal chirurgo trapanese Giancarlo Ungaro, presidente dell’Associazione Onlus “Elpis Nave Ospedale”, che ha realizzato l’omonimo progetto e l’imbarcazione, da tempo operativa in Madagascar.

Sono trascorsi circa dieci anni da quando un vecchio rimorchiatore russo, poi peschereccio “Tramati Junior”, diventasse il vascello che concretizzasse il sogno di Ungaro, il quale, affiancato dalla dottoressa Rosalba Caizza e da numerosi medici e volontari, ha definito e realizzato il progetto Elpis Nave Ospedale, per
recare sostegno sanitario, alle popolazioni bisognose risiedenti in zone difficilmente raggiungibili via terra, a
popoli colpiti da catastrofi naturali, o per intervenire in casi critici di migrazioni di massa.

Praticamente si è trattato di dare forma a un sogno che solcasse i mari. Il suo patron, Giancarlo Ungaro, ce l’ha fatta e adesso Elpis è pure la protagonista del libro che sarebbe stato presentato a Trapani il 7 gennaio 2022, se le azioni per il contenimento del contagio pandemico Covid-19, non lo avessero stoppato.

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Ma il dottore Ungaro annuncia fiducioso, che la presentazione potrebbe avvenire quanto prima e in diverse
città italiane. La nave ospedale è partita dal porto di Trapani nell’aprile 2017 ed è arrivata in Madagascar, dove si trova attualmente, nell’aprile 2019. L’obiettivo è stato raggiunto grazie a una cordata di solidarietà che da trapani ha varcato i confini nazionali. La nave ha effettuato numerose tappe per l’espletamento di missioni sanitarie plurispecialistiche e fornito gratuitamente, più di 6000 prestazioni sanitarie in Gambia, Ghana, Sao Tomè e Angola.

«Il libro è stato pensato e scritto, soprattutto per lasciare traccia nel tempo–afferma Giancarlo Ungaro- sia del nostro progetto umanitario, che delle tante persone coinvolte, le quali a differente titolo e con dedizione, si sono impegnate per il raggiungimento dell’obiettivo comune. Gioverebbe che la pubblicazione promuovesse l’opera della nostra associazione, al fine della maggiore condivisione dei nostri scopi, perché cresca sempre più, l’azione di sostegno medico verso i popoli dei luoghi remoti dell’Africa».


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