Polizzi Generosa: con Don Luca un documentario sul Cardinale Rampolla del Tindaro al 108°anniversario della sua scomparsa




Polizzi Generosa, lungo le strade che conobbero la crescita formativa, spirituale e culturale di Mariano Rampolla, che divenne Cardinale.

Un ripercorre la vita del giovane Rampolla nei luoghi, vicoli caratteristici del  bel paese madonita di montagna che fa da cornice del racconto biografico. Una passeggiata assieme a Don Luca Albanese, sacerdote e storico attento del luogo e dei suoi personaggi, ambientata negli spazi che che  videro crescere il Rampolla come un bambino come tanti ma con una storia ricca di particolari che si stava per aprire ben presto dinanzi a sé e che presto avrebbe lasciato molte pagine di storia.

Il 16 dicembre 2021, ricorre il 108mo anniversario di morte di Sua Eminenza il Cardinale MARIANO ANGELICO RAMPOLLA DEL TINDARO ED ERRANTE.

Con questo documentario ne vogliamo riproporre le principali azioni diplomatiche e politiche a servizio della Santa Sede e del papa Sua Santità Leone XIII.

Non si esagera se si dice che il Rampolla fu tra i protagonisti della grande e complessa storia internazionale del suo tempo.

Chi era il Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro ?

Egli nacque a Polizzi Generosa (Palermo) il 17 agosto del 1843 e morì in Roma, appunto, il 16 dicembre del 1913. Era figlio di Don Ignazio Rampolla dei Conti del Tindaro e di donna Orsola Errante baronessa di Avanella. Prese il nome dal suo augusto nonno don Mariano Rampolla e Leto IV conte del Tindaro (1766-1826) sposatosi il 20 giugno del 1792 con donna Dorotea Fatta e Torre (1773-1851). Il conte don Mariano ebbe diversi figli. Il primogenito fu don Vincenzo Gaetano (prese il nome del nonno) che fu il V conte del Tindaro (1793-1853). Questi rimase celibe e il titolo comitale, alla sua morte, passo al secondogenito don Girolamo (1794-1854) che fu, quindi il VI conte del Tindaro. Da lui inizia la discendenza comitale di seconda genitura. Il terzo genito di don Mariano Rampolla e Leto fu il padre del nostro Cardinale cioè don Ignazio Rampolla (1796-1869). A rigor di genealogia a lui non spetta il titolo comitale perché alla morte di suo fratello Girolamo (secondo genito di don Mariano Rampolla e Leto) il titolo, ovviamente, passò al figlio di questi che fu don Federico Gandolfo Rampolla (1838-1890) che divenne, nel 1854, (anno della morte del padre don Girolamo) il VII conte del Tindaro. Da lui si giunge al padre della contessa dottoressa donna Francesca Rampolla che fu don Girolamo Rampolla (1914-1982) X conte del Tindaro.

La biografia del Cardinale Rampolla ci è nota ed è facile da reperire. Meno nota la sua opera di fine diplomatico e di tessitore della storia dell’Europa di fine Ottocento inizi Novecento.

Affronteremo – sempre brevemente perché è impossibile trattare una Figura così complessa e poliedrica in così breve tempo –  la sua attività di Nunzio Apostolico in Spagna che gli diede la possibilità di risolvere la “questione sulle Isole Caroline” sorta tra Spagna (che ne aveva il possesso sin dal 1686) e Germania (che le aveva occupate nel 1885) e di sedare i “moti carlisti” che si opponevano al legittimo sovrano di Spagna Alfonso XII.

Il 14 marzo del 1887, per i suoi alti meriti diplomatici e culturali e per la sua levatura sacerdotale fu creato cardinale e nel maggio dello stesso anno divenne Segretario di Stato Vaticano (il Primo Ministro della Chiesa Universale).

In questo ruolo, secondo solo al papa e congiunto intimamente al suo ministero petrino, il Rampolla si distinse – per volere del pontefice Leone XIII – a contrastare, tra l’altro, la Triplice Alleanza costituitasi nel 1882 tra Germania, Austria-Ungheria e Italia. Ciò determinò l’avvicinamento della Santa Sede e del Cardinale alla Francia, rivale della “Triplice” fosse solo perché l’Italia nutriva interessi sul Nord Africa (territorio Francese) e cercava appoggio nell’Austria-Ungheria alle sue mire espansionistiche.

Tuttavia, lo scenario tutto italiano (ma con ripercussioni nella “Triplice Alleana”) nel quale il Rampolla opera è quello della “Questione Romana”. Con la “Breccia di Porta Pia” (20 settembre 1870) il nuovo stato Italiano poneva fine al “potere temporale dei papi” e inglobava Roma nell’Italia. Il papa perdeva la sua libertà e rischiava di essere suddito e succube di uno stato anticlericale che – tra l’altro e soprattutto – non gli avrebbe permesso di esercitare liberamente (proprio perché ospite di un altro stato) la sua universale potestà politica, diplomatica e religiosa a favore del mondo intero. Leone XIII cercava di ricostituire lo Stato Pontificio. Queste sono, appunto, le direttive che il papa consegna al suo Segretario di Stato in una lettera, pubblicata da “Civiltà Cattolica”, e che diventa il programma politico del Rampolla.

Il documentario proposto, prima di un riferimento al celebre conclave del 1903 che voleva il Rampolla papa, si conclude con un accenno alla politica del Cardinale in Germania (dove le leggi del Kulturkampf causavano danni alla libertà religiosa, politica e culturale della Chiesa) e in Francia (dove la politica “dell’allineamento” voluta dal Papa fallì inesorabilmente). 

Per sfatare due “leggende metropolitane” è da sapersi che Rampolla non fu né “papa per un giorno” (non fu mai eletto papa in quel memorabile Conclave del 1903) e nemmeno un antesignano della ecclesiologia (visione della Chiesa a livello teologico ma non solo) del Concilio Vaticano II. Egli si formò alla così detta “Scuola Romana” che vedeva nel Perrone il suo massimo esponente. Questa “Scuola” teologica vedeva la Chiesa come una società perfetta e gerarchizzata nella quale il papa è il fulcro e il vertice di tutto. Rampolla agì e operò sempre per ristabilire i diritti e le prerogative della Chiesa negli Stati. In questo senso non ebbe mai nessuna visione collegiale di Chiesa. Era figlio del suo tempo e della politica ecclesiastica di allora. Dire se sia riuscito negli intenti dettati da Leone XIII nella lettera programmatica al suo segretariato di Stato  è difficile e non è nostro intendimento. Certamente egli ebbe una fede cieca nel papato che per lui era “tutto”. Non si può concludere questa introduzione senza sottolineare che il Rampolla fu prima di tutto e soprattutto sacerdote. Una profonda fede e una vita santa lo hanno sempre contraddistinto. Alcuni cardinali pensavano di riproporlo in Conclave dopo la morte di San Pio X. Non fu possibile. Rampolla spirò un anno prima di quel santo pontefice che tanto bene fece alla Chiesa. Fu eletto Benedetto XV, discepolo fedele del Rampolla. E fu (così scrisse Mons. Misuraca in una Commemorazione del nostro eroe) come se “i Padri Cardinali – eleggendo papa il suo discepolo – portassero la tiara sulla tomba del Rampolla”.


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