A Palermo si discute e si esprime parere sul futuro del porto, a Termini Imerese no

IL COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO CITTA’ PORTO TERMINI IMERESE PER UN FUTURO SOSTENIBILE

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Redazione



É successo quello che il Comitato temeva! Il 24 giugno il Consiglio Comunale della Città di Palermo ha approvato il DPSS ( Documento di programmazione strategica di sistema) che ha regolarmente seguito il suo iter burocratico ed è arrivato in Sala delle Lapidi dove, dopo un ampio dibattito e vari emendamenti , è giunto ad una deliberazione , con ampia condivisione di tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione.

E a Termini Imerese? Nulla di tutto questo è successo. Il DPSS arriva al Sindaco ed agli uffici di competenza il 3 dicembre e rimane ad oggi ignoto al Consiglio Comunale. Nessun iter avviato, nessun passaggio in commissione, nessuna delibera da discutere.
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Così, in definitiva, mentre a Palermo si approva il DPSS, in Consiglio Comunale e se ne discute in città e testate locali, a Termini Imerese, dopo oltre sei mesi, lo stesso DPSS approvato a Palermo, e’ ad oggi sconosciuto ai consiglieri comunali che sono stati informati solo grazie al lavoro del Comitato Città Porto e tutta la fase amministrativa e burocratica deve ancora iniziare.

INSOMMA STIAMO ASSISTENDO AD UN CLAMOROSO E PARADOSSALE CORTO CIRCUITO ISTITUZIONALE IN CUI L’AMMINISTRAZIONE della nostra citta’ RITIENE UTILE ESCLUSIVAMENTE IL SUO PUNTO DI VISTA, ESPRESSO NELLE SUE INTERLOCUZIONI CON L’AUTORITA’ PORTUALE, SCAVALCANDO IL CONSIGLIO COMUNALE E INFISCHIANDOSENE DELLE OPINIONI DELLA COMUNITÀ TERMITANA, cui il Comitato “Città Porto per un futuro sostenibile” ha cercato di dar voce in questi mesi.
Noi abbiamo proposto discussioni, promosso dibattiti, manifestazioni, banchetti… LA SENSAZIONE ORMAI QUASI CERTEZZA È CHE SI VOGLIA IMPORRE ALLA CITTA’ UNA DECISIONE GIA’ PRESA.

Considerato il comportamento dell’Amministrazione Comunale, invitiamo il Consiglio Comunale, in quanto organo istituzionale che rappresenta l’intera comunità, a far valere le proprie prerogative in materia di pianificazione e programmazione del territorio, reclamando il proprio diritto di iniziativa, anche ricorrendo all’art. 28 del Regolamento del Consiglio Comunale, mediante la presentazione di una propria proposta di deliberazione.


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