Termini Imerese: il programma della festa del Ritrovamento della Lingua Incorrotta di Sant’Antonio 2021



La parrocchia Sant’Antonio di Padova di  Termini Imerese ha diffuso il programma della festa del Ritrovamento della Lingua Incorrotta di Sant’Antonio 2021.
“Tutto il Popolo Santo di Dio, i gruppi e le Confraternite Parrocchiali sono invitati a partecipare. Se i posti dentro non bastano ci saranno le sedie sul sagrato che sarà dotato del megafono per ascoltare e partecipare alle Celebrazioni”, si legge nell’avviso sacro. Le celebrazioni verranno trasmesse in diretta Facebook nella pagina parrocchiale:
Cenni Storici
Nel cuore del mese di febbraio c’è un giorno speciale per la Basilica di Padova. Sant’Antonio, nella sua casa, non viene festeggiato solo il 13 giugno, ma anche in occasione di una particolare ricorrenza, che cade il 15 del mese: la festa della traslazione delle reliquie del Santo, popolarmente detta Festa della lingua.
Questo nome lo si deve a un avvenimento accaduto nel 1263, a trentadue anni dalla morte di sant’Antonio, quando i frati decisero di trasferire i suoi resti mortali nella nuova basilica costruita accanto alla chiesetta in cui era stato inizialmente sepolto. Nell’aprire la cassa di ruvido legno che conteneva le spoglie, il ministro generale dei francescani, Bonaventura da Bagnoregio (dichiarato santo da papa Sisto IV), si accorse con stupore che la lingua di Antonio era ancora intatta, senza i segni di decomposizione che avevano consumato il resto del corpo. Mostrando la preziosa reliquia ai fedeli, san Bonaventura esclamò: «O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora appare a tutti quanto grande è stato il tuo valore presso Dio».
Da allora le ossa del Santo sono custodite in un’urna di marmo, posta inizialmente nel mezzo della basilica sotto la cupola centrale, e dal 1350 nella cappella dell’Arca collocata sul lato sinistro della chiesa. La lingua incorrotta fu posta invece in un prezioso reliquiario ed è ancora visibile, insieme alla reliquia del mento, nella cappella circolare dietro l’abside.
Toccando la tomba di Antonio o guardando le sue reliquie, milioni di pellegrini esprimono con semplicità e fede la loro richiesta, il loro grazie, o la loro invocazione a Dio attraverso l’intercessione del Santo. Giovanni Paolo II, pellegrino al Santuario antoniano nel 1982, pregò accanto alla lingua incorrotta del Dottore Evangelico. Prima di lui Giovanni XXIII, nel 1963, per il 7° centenario del ritrovamento della insigne reliquia, indirizzò una lettera affettuosa a tutta la Famiglia Francescana. In tal modo il “Papa buono” intendeva marcare l’anniversario di un Santo al quale, come egli stesso afferma, era particolarmente devoto, avendo potuto conoscere e frequentare sovente la Basilica padovana nel periodo del suo ministero a Venezia.
Eppure non sono pochi quelli che mettono in dubbio l’autenticità cristiana del culto delle reliquie e disdegnano questo modo popolare e cattolico di pregare ed esprimere devozione. Alcuni arrivano a dire che la venerazione delle reliquie dei santi sarebbe un culto un po’ superstizioso, al limite del pagano, certamente poco spirituale e senza fondamenti nella Bibbia.
Proprio la Bibbia invece, nell’Antico Testamento, ci dice quanto le reliquie del patriarca Giuseppe fossero tenute in considerazione da Mosè, in contrasto con la legge ebraica che proibiva di toccare le ossa. Ci dice, inoltre che quelle del profeta Eliseo erano ritenute miracolose (vedi 2Re 13,21). Negli Atti degli Apostoli poi si racconta che i primi cristiani mettevano sopra i malati fazzoletti con cui avevano toccato san Paolo, e che le «malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano» (At 19,12). Marco (6,56) ci racconta addirittura che la gente, quando passava Gesù, era contenta anche solo di toccare la frangia del suo mantello, e che quanti la toccavano erano guariti.
È chiaro che è la fede di chi prega a ottenere da Dio la grazia, secondo la sua volontà, ma poiché siamo uomini e donne in carne e ossa, abbiamo bisogno di poter esprimere la nostra fede anche attraverso gesti concreti. Per questo la Chiesa ha sempre approvato il desiderio di quanti vogliono dimostrare il loro affetto a un santo, anche venerando il suo corpo e chiedendo una grazia davanti alle sue reliquie.
Il catechismo della Chiesa cattolica (CCC 1164) ci ricorda che è il «senso religioso del popolo cristiano» ad aver trovato, in ogni tempo, modi di esprimersi e forme diverse di preghiera che prendono il nome di religiosità popolare. Le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni e la venerazione delle reliquie dei santi sono facce diverse di questa religiosità, che non può mai dimenticare, però, il posto unico che spetta alla Parola di Dio e alla persona di Gesù Cristo nella vita di fede: “La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare”. (Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium n° 111)
La festa della lingua di sant’Antonio aiuta i devoti del Santo a tenere insieme questi aspetti e ci comunica un significato ulteriore, nel culto della peculiare reliquia: attraverso il prodigio della lingua incorrotta, ancora visibile ai nostri occhi, veniamo invitati da sant’Antonio a riscoprire il Vangelo che egli ha predicato instancabilmente e con totale dedizione. La Parola di Verità assiduamente proclamata ha preservato la lingua per mezzo della quale, generosamente e senza risparmio, è stata donata ai poveri, agli indigenti, ai peccatori.
articolo rivisto, originariamente pubblicato sul Messaggero di Sant’Antonio.

 

Il programma

 
 





Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *