Omicidio Roberta Siragusa: grave il quadro indiziario del fidanzato Pietro Morreale

Ritrovate le chiavi di casa della vittima nei pressi della palestra abbandonata

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Pietro Morreale non ha confessato l’omicidio della fidanzata Roberta Siragusa, ma per il Gip «il suo quadro indiziario è grave»,  non c’è il pericolo di fuga dell’indagato e per questo il fermo non è stato convalidato.  Morreale resta in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Nel corso dell’udienza di ieri mattina, Pietro si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è scoppiato in lacrime. “Pietro è distrutto, disperato”, ha affermato a margine dell’udienza l’avvocato difensore Giuseppe Di Cesare

Nei giorni scorsi sono andate avanti le indagini. Il PM ha sottolineato che «nulla è stato trovato che possa far pensare ad un evento incendiario avvenuto giusto nel luogo del ritrovamento del cadavere: non vi sono foglie, sterpaglie o rami bruciati , né macchie di sangue nelle vicinanze, eccezion fatta per quelle lasciate dal cadavere della
vittima dopo la sua rimozione». Così sono stati avviati ulteriori sopralluoghi: nella casa di Pietro Morreale e nell’area adiacente il campo sportivo di Caccamo, nei pressi di una palestra abbandonata da anni, sequestrata anche la Fiat Punto del giovane diciannovenne.

Il panorama indiziario si è concentrato sulle immagini estrapolate dalle telecamere
di videosorveglianza installate presso un’abitazione sita in contrada San Rocco. Dalla visione dei filmati, è stato accertato che «la Fiat Punto, autovettura  in uso esclusivo dell’indagato, è transitata per due volte (salita-discesa e salita-discesa) lungo la predetta strada: precisamente, i video (e relativi fotogrammi) mostrano la Fiat Punto effettuare un primo passaggio verso il luogo del ritrovamento del cadavere alle 02:37, per poi ritornare
indietro alle ore 2:43; successivamente, si nota un secondo passaggio della medesima auto
alle ore 3:28, con rientro alle ore 3:40».

Dal sopralluogo avvenuto nell’area adiacente al campo sportivo di
Caccamo «venivano repertati una serie di oggetti e di tracce estremamente significativi – scrive il Gip -.
Tra essi, in un cumulo di oggetti dati alle fiamme e non del tutto arsi, è stato rinvenuto
anche un mazzo di chiavi.
Una foto del mazzo di chiavi parzialmente bruciato ma integro è stata
mostrata ai familiari di Roberta che hanno prima descritto le chiavi di casa in possesso
della ragazza la sera della morte e ne hanno riconosciuto la corrispondenza con quelle in
uso alla ragazza. E’ certo che l’auto dell’indagato abbia transitato per ben due volte lungo la strada che porta
al luogo ove è stato ritrovato il cadavere di Roberta». Non è ancora chiaro come sia stata uccisa Roberta. Determinante sarà l’esito dell’autopsia che dovrebbe avvenire in questi giorni. Sono ancora tanti i tasselli da unire, intanto la difesa della famiglia Siragusa chiede agli amici di raccontare la verità agli organi preposti e si augura che il corpo della povera Roberta possa essere restituito alla famiglia affranta dal dolore.





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