Coronavirus, Madonnuzza: il bivio vuoto, il silenzio e lo sfogo dei madoniti FOTO



È desolante essere tornati quasi come un anno fa, nel silenzio, quasi nello statico vivere perché movimento oramai ce n’è poco. Anche la mattina, vedere i ragazzi prendere l’autobus per andare a scuola, era vivacità. Le loro risate, il loro chiasso, in questi luoghi così piccoli fanno presto a mancare. Così come quelle azioni quotidiane della gente, quei gesti abitudinari che non si notano più. Madonnuzza è stato sempre crocevia di tante persone provenienti dalle Madonie che per lavoro o per compere hanno accalcato i negozi , gli incroci, i supermercati. Ora c’è poco. Sono rimasti i residenti ed i lavoratori, ma pochi volti in giro. Veramente si esce per necessità. L’aumento dei contagi ha generato panico e tanta paura nei contatti.

Alcune testimonianze di una commessa e di un barista oggi riportate:

«Questa non è la mia Madonnuzza né la nostra vita fatta di gente, di scambi di sorrisi. Il nostro lavoro è fatto di questo,non solo di vendita ma di relazioni sociali che spesso si trasformano in stima, gratitudine ed amicizia. Sono pochi quelli che escono adesso. Servire il cliente, coccolarlo, intuirne i gusti, aiutarlo nelle scelte… a noi manca questo – afferma la dipendente di un negozio -. Ci faceva sentire vivi, utili, ci incoraggiava ad andare avanti. A fare di più nonostante sacrifici. Può apparire che siamo noi ad invogliare la gente a venire da noi ma c’è uno scambio anche noi ci invogliamo nel vederli arrivare. Loro sono la nostra carica, il senso di tutto. Vedere Madonnuzza spettrale è angosciante. Speriamo veramente che tutto torni come prima. Questo virus ha portato problemi ma anche molta tristezza ».

«Al bar vengono poco – aggiunge un barista -. Per lo più lavoratori ovviamente per una colazione o pranzo veloce da portare con sé, un caffè fugace. Poche chiacchiere, non più ovviamente, quelle conversazioni da bar tipiche. Tutto si limita a limitate battute cordiali e di cortesia, poi se magari si vuole entrare un poco in conversazione, c’è poco da dire. Negli occhi del cliente ma anche di noi gestori si è già detto tutto : con uno sguardo di tristezza e rassegnazione ci scambiamo più o meno la stessa frase: una situazione del genere chi se la sarebbe mai immaginata. Speriamo bene e che le cose migliorino… tanto per incoraggiarci a vicenda. Ma è quello che ci auguriamo davvero. Siamo stanchi anche se più preparati e più consapevoli. Vorremmo vincere questo momento e riprenderci ciò che ci è stato tolto: il senso del vivere quotidiano».

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