Svolta caso dj morta: potrebbero essere di Gioele i resti trovati nei pressi dell’autostrada Messina-Palermo FOTO

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Potrebbero essere di Gioele Mondello i resti trovati nei pressi dell’autostrada Messina-Palermo, nel territorio del comune di Caronia, dove da sedici giorni si cerca senza sosta il bambino di quattro anni.

 

“Fino a questo momento possiamo parlare di resti compatibili con un bambino di circa 3-4 anni. Non possiamo dare per ora risposte definitive – ha detto il procuratore di Patti, Angelo Cavallo, dopo il lungo sopralluogo, durato oltre tre ore, sulla collina a 200 metri dall’autostrada e 400 dal traliccio sotto il quale era stato ritrovato il corpo della mamma Viviana Parisi -l’autopsia sarà effettuata in tempi brevi, e che serviranno per l’identificazione accertamenti medico-legali e l’esame del Dna”. 

Solo l’esame del Dna potrà confermare che si tratta dei resti di Gioele: un tronco, un femore compatibili con quelli di un bimbo.

Per gli investigatori questi resti del corpicino martoriato – forse sbranato da animali selvatici cui potrebbero appartenere quei ciuffi di peli – sono quasi certamente di Gioele, sebbene non siano riconoscibili. Un riconoscimento quindi che appare difficile, rendendo forse necessario l’esame del dna. A distanza presenti i familiari, compreso il padre di Gioele, Daniele Mondello. 

Il luogo del ritrovamento è vicino anche traliccio dove l’8 agosto è stato rinvenuto il cadavere della mamma del piccolo, Viviana Parisi. Il piccolo era sparito 16 giorni fa in braccio alla madre. “Viviana non lo avrebbe mai ucciso e non aveva paura dei cani“, aveva detto questa mattina presto Daniele Mondello, mettendosi alla testa dei volontari che hanno risposto al suo appello e dalle 7.30 si erano presentati al centro di coordinamento sulla statale 113, al distributore di benzina di Caronia, per avviare le ricerche a tappeto.

Dopo le dichiarazioni dei testimoni che hanno visto il piccolo vivo allontanarsi in braccio alla mamma, le attività si erano concentrate verso la montagna. Armate di bottiglie d’acqua e zainetto, le squadre di volontari – che affiancano i familiari – hanno setacciato l’area.

“Non può averlo ucciso la mamma”

“Le indagini e le ricerche sono state effettuate in condizioni difficili. Sono state fatte varie ipotesi, se ne sono rafforzate alcune, ne sono cadute altre. Stiamo lavorando da 16 giorni e continueremo a farlo” ha detto il procuratore Cavallo.

Sollecitato dai giornalisti, il magistrato ha detto che “perdono quota le piste riconducibili ad ambiti familiari”. Così come quella dell’attacco da parte di animali che avrebbero martoriato il corpo del piccolo – trovato smembrato, con la testa lontana dal tronco e dal femore – quando non poteva pià difendersi.  “Abbiamo sempre pensato che il bambino fosse in questo posto e purtroppo i fatti ci danno ragione. Ci stringiamo alla famiglia e continueremo a lavorare e andare fino in fondo in questa storia triste” ha aggiunto. 

“Tutte le ipotesi sono aperte, abbiamo fiducia nei magistrati”, aveva detto Mariella Mondello, la zia del bimbo, presente insieme a nonno Letterio. “Siamo genitori anche noi e vogliamo fare la nostra parte”, hanno detto alcuni volontari.

Daniele Mondello, molto provato, non ha fatto che ripetere il suo mantra: “Viviana non l’ha ucciso, l’amava troppo”. E se il padre e marito delle due vittime esclude le piste dell’omicidio-suicidio e dell’aggressione da parte di cani, la sorella Mariella non crede che ci fosse qualcosa o qualcuno che ha indotto la la cognata ad allontanarsi: “Era solo nel panico in quel momento, non fuggiva da niente”. 

Perché ci sono voluti 16 giorni per trovarlo?

Sedici giorni di ricerche con squadre di uomini, mezzi, droni e cani, ma a trovare i resti è stato stamane un carabiniere in congedo, armato solo di un falcetto. “Appureremo anche questo” ha risposto ai giornalisti il procuratore Cavallo “ma ora non mi interessa chi l’abbia trovato, l’importante è averlo trovato. Poi, che sia stato un volontario o un altro non mi interessa. Maggiore risorse disponibili avevamo, più alta era la possibilità del ritrovamento. Abbiamo sempre pensato che il bambino fosse in questo posto e purtroppo i fatti ci danno ragione. Continueremo a lavorare e andare fino in fondo in questa triste storia”.

Ho cercato dove gli altri non sono andati e l’ho trovato. Trovarlo è stato un dono di Dio. Il povero corpicino era martoriato, straziato dagli animali” ha detto Giuseppe Di Bello, il 55enne ex carabiniere in congedo, originario di Capo d’Orlando che poco prima delle 10,30 ha trovato i resti.

L’uomo aveva con sé un falcetto con cui si è fatto strada nella fitta vegetazione. “Era determinato a trovare quei poveri resti, munito di attrezzi. È partito presto per questo e li ha trovati purtroppo. È una cosa angosciosa”, ha raccontato Francesco Radici che con Di Bello aveva rispostio all’appello del papà di Gioele. 

Le foto della Polizia di Stato 

 










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