Vincenzo La Barbera: il pittore termitano devoto a Santa Rosalia

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Articolo di Salvatore Mantia

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Il 15 Luglio del 1624 in una grotta del monte Ercta, chiamato pure Monte Pellegrino, vennero ritrovate dal saponaro Vincenzo Bonello (variante Bonelli), a seguito di una visione, le reliquie di santa Rosalia Sinibaldi.  Dopo questo ritrovamento Palermo e l’intera Sicilia vennero progressivamente liberate dalla nota peste che imperversava furiosamente. Il cardinale di Palermo, il genovese Giannettino Doria (1573-1642) al momento del ritrovamento delle reliquie si trovava a Termini per i bagni termali e, appresa la notizia, rientrò subito a Palermo.

La tradizione narra che Vincenzo Bonello, dopo la perdita della moglie a causa del contagio, aveva intenzione di suicidarsi gettandosi dal monte Pellegrino e quindi, per eludere i controlli, era salito sul monte, vestito da cacciatore, con il suo cane ed il fucile.

Cessata la peste, il pittore termitano Vincenzo La Barbera fu il primo artista a raffigurare santa Rosalia. Dipinge la Santa Rosalia che intercede per Palermo. Il La Barbera esegue l’opera per incarico del Senato di Palermo: venne pagata 50 onze. Era il 14 settembre 1624. Il quadro fu  esposto nella cattedrale di Palermo. Oggi è visibile presso il Museo Diocesano della Curia Arcivescovile di Palermo.

Un altro dipinto – oggi irreperibile –  raffigurante santa Rosalia fu eseguito dal La Barbera per cappella del lazzaretto di Palermo che era sito nel quartiere detto Cifuentes. Gli era stato commissionato da padre Vincenzo Galletti, gesuita, facente parte della Deputazione di Sanità degli Infermi. Il dipinto fu pagato 2 onze e 24 tarì.

Vincenzo La Barbera era devotissimo a santa Rosalia da cui aveva ricevuto un miracolo. E teneva in casa due reliquie della Santa. Il La Barbera fu tra i testimoni al processo di beatificazione di Santa Rosalia. Già dal 1623 abitava a Palermo, nel quartiere dell’Albergheria, avendo lasciato la sua Termini per lavoro.

La deposizione del La Barbera al processo è fondamentale per ricostruire la sua biografia; infatti, interrogato dai postulatori, egli dichiara di chiamarsi Vincenzo La  Barbera, di avere 48 anni (era il 7 aprile 1625) e di essere cittadino della città di Palermo, oriundo della città di Termini, di professione ingegnere e pittore.

Da notare che nel declinare le proprie generalità, in primo luogo, si qualifica come ingegnere e dopo come pittore. Questa deposizione rende errate le tesi che vogliono il La Barbera non termitano, come avevano ipotizzato in passato alcuni studiosi.

Vincenzo La Barbera nella sua deposizione afferma di avere dipinto il quadro raffigurante santa Rosalia che intercede per Palermo in quando era <<particolarmente devoto>> a questa Santa. Dice di avere cinque figli di cui la maggiore – riferisce –  è fimmina di 17 anni. Come abbiamo detto Vincenzo La Barbera aveva ricevuto un miracolo dalla Santuzza: l’ultimo suo figlio di 18 mesi, nato a Palermo, di nome Francesco non parlava ancora ed era creduto muto, ma un giorno alla vista della reliquia il bambino, indicandola, improvvisamente parlò dicendo per ben quattro volte “Olea, Olea” ovvero Rosolea, Rosolea cioè <<Rosalia, Rosalia>> come se sapesse di chi fosse quella reliquia. In età adulta Francesco diventerà sacerdote.

Questo miracolo fu conosciuto a Palermo dove il La Barbera era ritenuto uomo ed artista molto devoto alla Santuzza. Per il primo Festino di Santa Rosalia, Vincenzo La Barbera progettò e realizzò un maestoso arco trionfale assieme alle decorazioni della cattedrale di Palermo. Tali lavori gli furono commissionati dal console dei Genovesi di Palermo, viste le sue lontane origini genovesi. 

Il 14 Settembre 1625 Vincenzo La Barbera fece istanza al gesuita padre Girolamo Fontana affinché gli confermasse l’autenticità della reliquia che teneva in proprio possesso; era stato, infatti, lo stesso padre Fontana a fare dono della reliquia al La Barbera.

L’altra reliquia gli era stata donata il 24 giugno 1625 da fra Sebastiano da Palermo appartenente all’Ordine dei padri Paolotti.

Vincenzo La Barbera portò a Termini la reliquia donatagli dal Fontana, facendone dono al convento dei Domenicani, in cui il proprio fratello Simone La Barbera ricopriva l’incarico di Lettore. Non sappiamo dove questa reliquia sia andata a finire.

 Il padre Giordano Cascini, autore di una nota vita di santa Rosalia, nel 1651, ricorda Vincenzo La Barbera quale architetto e pittore molto devoto alla Santuzza, dalla quale aveva ricevuto il miracolo per il piccolo Francesco.

Articolo di Salvatore Mantia 










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