Covid-19: il reportage fotografico di Frank Castiglione all’interno del Forum di Palermo

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Ci sono luoghi che nessuno immaginerebbe di vedere bui, vuoti, quasi desolati. Luoghi solitamente colmi di gente, famiglie, bambini e con il vociare della gente a fare da colonna sonora alla vita che si alterna lì dentro.
Uno di questi luoghi è sicuramente il centro commerciale Forum di Palermo, che a seguito delle disposizioni per l’emergenza coronavirus, si è adeguato alle nuove norme.
A testimoniare il cambiamento tangibile avvenuto all’interno del centro commerciale più vasto della Sicilia occidentale è stato Frank Castiglione, fotografo palermitano. Attraverso i suoi scatti, infatti, è possibile osservare il cambiamento che sta attraversando la quotidianità di ogni essere umano.
Di seguito il reportage fotografico e una breve intervista.

L’intervista

Che sensazioni hai provato visitando un luogo solitamente affollatissimo e vedendolo così vuoto?

«Sensazione stranissima, di solito sono abituato a vedere quel posto pieno di tanta gente; famiglie, coppie, amici, ma stavolta non era cosi.
È stato emotivamente forte, un colpo al cuore, veramente e dannatamente triste».

È stato in merito alle sensazioni provate che hai scelto di scattare le foto creando il reportage di quel giorno o era qualcosa che avevi già ideato?

«Da quando è cominciata la quarantena mi è capitato spesso di pensare di portare la macchina fotografica con me. Inizialmente pensai che magari potessi infastidire la gente, ad usare la macchina fotografica in situazioni cosi tristi.
Quando è arrivato il fatidico 4 maggio, invece, il mio primo pensiero è stato quello di fare del reportage nell’idea di immortalare una realtà che reale non è rispetto alla  solita quotidianità.
Quello che stiamo vivendo appare abbastanza insolito non solo ai miei occhi, ma agli occhi di tutti noi».

Queste foto sicuramente resteranno nella storia, cosa provi pensando che tra qualche anno per qualcuno saranno la testimonianza tangibile di un momento storico che magari non avrà vissuto?

«Ecco proprio questo penso ogni volta quando porta la camera dietro con me, molte volte addirittura capita di non utilizzarla, però poi penso “perché non portarla con me?”.
Ed è proprio questo, mi piace l’idea di poter tramandare attraverso delle foto, qualcosa che sia accaduto durante quest’epoca, qualcosa che molto probabilmente ci cambierà, e io potrò dire di aver contribuito alla memoria di tutto ciò attraverso delle foto».

In futuro hai in mente di realizzare altri reportage simili?

«Decisamente si, spero al più breve possibile, magari in un contesto diverso da questo. Io faccio wedding, ma mi considero principalmente un fotografo ritrattista. Pochi anni fa mi dedicai al reportage in grandi linee.
Oggi invece vorrei arricchire il mio orizzonte d’interesse, ampliare lo sguardo e magari riuscire a raccontare  per immagini alcuni aspetti della nostra realtà».

A seguito di questa tua esperienza e della tua gentilezza nell’averci concesso questa breve intervista, oltre alla possibilità di pubblicare le tue opere, dunque, mi piacerebbe chiederti delle considerazioni finali.

«Non sono solo le parole a raccontare qualcosa, a volte le immagini dicono più delle parole stesse. Le fotografie oggi sono un mezzo di comunicazione diffuso e per questo importante. Magari un giorno le generazioni future guarderanno questi scatti e rifletteranno di quanto è accaduto nello sfortunato 2020. Questo virus sta mettendo a dura prova la nostra società e ne sta evidenziando tutti i lati negativi.
Il covid-19 ci sta dimostrando quanto l’umanità può essere debole di fronte ad un nemico invisibile. Spero che tutto ciò passi al più presto e che l’essere umano possa riflettere a lungo su quanto è accaduto. Non siamo così forti ed onnipotenti come spesso ci piace credere e sopratutto siamo ospiti di un bellissimo pianeta, proprio per questo voglio sperare che l’uomo impari dai suoi errori end inizi a rispettare la natura».

La galleria fotografica

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