I nodi al pettine

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Palermo fa i conti con la crisi

Abbiamo accettato e continuiamo ad accettare le misure del Governo per fronteggiare la crisi sanitaria che stiamo vivendo, #iorestoacasa è diventato un dogma, oltre che una necessità.

Ma questo status quo non può durare a lungo, non si può semplicemente chiedere ai cittadini di rimanere a casa e attendere fiduciosi. La vita non aspetta, ci sono affitti da pagare, conti da saldare, stipendi da pagare o da ricevere.

I recenti disordini e il rifiuto di una regolamentazione del mercato ortofrutticolo di Palermo ha indotto il Sindaco Orlando alla serrata. Il tentativo odierno di acquistare generi alimentari senza pagare da parte di cittadini indigenti in uno dei supermercati Lidl sono sintomi di una pericolosa deriva che potrebbe sfociare, nelle prossime settimane, in tumulti e disordini perdurando tale situazione di crisi.

Stanno venendo allo scoperto alcune situazioni di una diffusa illegalità tollerata dalle istituzioni in nome di distorta concezione di pace sociale.

Varie figure popolano le strade di Palermo, posteggiatori abusivi, lavavetri ai semafori, venditori di ogni sorta di mercanzia senza che vi sia alcun tipo di controllo, fiscale, sanitario o amministrativo

Si dirà, sono padri di famiglia che devono sfamare i propri figli, in linea di principio sono d’accordo sull’aiutare i più deboli, recentemente va di moda la frase “nessuno deve essere lasciato indietro”. Giusto, anzi giustissimo. Chi può biasimare il padre di famiglia che compra una, due, tre cassette di frutta e verdura per venderle in strada per sfamare i suoi figli. Ma vedere veri e propri supermarket all’aperto che occupano metri e metri quadri di suolo pubblico e che a volte sono un pericolo per la viabilità non credo che possano essere giustificati.

Se proprio vogliamo che, in nome della tradizione, siano valorizzati i mercati storici (Ballarò, Capo, Vucciria, Via Bandiera, Via Montalbo, Mercato delle Pulci), vanto della città di Palermo non dobbiamo trasformarli in suk, regno dell’illegalità.

Il vituperato, criticato, deriso, osteggiato reddito di cittadinanza doveva fornire un temporaneo mezzo di sostentamento agli ultimi in attesa che questi trovassero una stabile collocazione, un lavoro dignitoso.

L’Italia in guerra

Ma di certo non sarà soltanto colpa di queste persone  se succederanno disordini;  i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori, l’esercito di badanti, i camionisti, i commessi, gli artigiani, le cooperative sociali, gli albergatori, gli operatori del turismo anch’essi sono vittime di questo stato di cose. Se la situazione perdura non sarà di certo l’elemosina dei 600 euro che li aiuterà.

Lo Stato fa bene a preoccuparsi della salute dei cittadini ma deve anche garantir loro un futuro. Si sente spesso dire siamo in guerra, bene allora, come ha detto Draghi, ex Presidente della BCE, applichiamo un’economia di guerra, superiamo la logica del pareggio di bilancio, immettiamo liquidità affinchè si possa superare tutti insieme questa frase. Ci sarà tempo per ricostruire l’economia. Non è un problema solo italiano, è un problema globale cosi come globale è la pandemia.

La ricostruzione

Occorre che il sentimento di solidarietà individuale che ci viene richiesto si estenda in un sentimento transanazionale nell’ottica di un neo Piano Marshall globale di cooperazione tra gli Stati. Lo sforamento del debito pubblico che oggi l’Europa concede ricadrà sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, una nuova austerità ci aspetta. Il neoliberismo vivrà una profonda crisi poichè solo con gli aiuti di Stato si riuscirà a vedere la luce in fondo al tunnel.








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