Padre Anfuso su Coronavirus: “Il popolo termitano viene liberato dal colera”

Don Francesco Anfuso

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«Mentre il coronavirus si espande – racconta padre Francesco Anfuso – mi ricordo di quanto grande fu nei termitani la devozione al nostro celeste patrono in un’altra epidemia del secolo scorso.

Le feste celebrate in onore del Beato Agostino Novello sono riuscite, oltre ogni credere, splendidissime. In quella solenne congiuntura il popolo devoto figlio dell’antica Imera, si mostrò all’altezza di sé stesso, emulando i suoi maggiori nella fede e nell’entusiasmo che restarono indelebili negli annali della Canonizzazione e della traslazione del braccio del Beato.

Sin dalla sera del 16 maggio, quand’ebbe principio il Sacro Triduo, accorse numerosa al Duomo una moltitudine di persone per compiere gli atti doverosi di culto verso Colui, che in virtù del suo valido patrocinio presso il Trono dell’Altissimo, l’aveva liberato dal flagello del colera del 1885.
Ma la pietà e la devozione toccò l’apogeo alla sera del Vespro solenne e al mattino veggente nella messa cantata. I Terminesi, premurosi a sciogliere il loro voto la sera, ed attirati dalla novità delle funzioni pontificali, che decorarono le feste, si riversavano a migliaia in chiesa a prendere posto, comunque si fosse, all’impiedi o seduti. La chiesa, riccamente addobbata ed avvivata dagli intrecciati disegni di mille e mille cerei accesi, pareva un incanto. Il suo vasto e maestoso circuito imponeva rispetto a chicchessia, ed elevava, anche senza volerlo, ogni anima a Dio. Il Pontificale di Monsignor Daddi e la divina arte degli Angeli, diretta dal bravo Maestro Giuseppe Geraci, metteano il suggello a quel sacro spettacolo di sorpresa e d’immensa meraviglia.

Don Francesco Anfuso

Alle 7 del mattino seguente lo stesso Monsignore dispensava il pane eucaristico con un discorso pieno di unzione e di dottrina; ed esordendo il suo dire con affettuose parole, manifestava di partecipare, qual terminese, alla comune allegrezza del giorno, memore di aver ricevuto i natali da una virtuosa signore, natia di questa terra. La messa poi cantata dall’Eminentissimo Cardinal Celesia, nostro amatissimo Arcivescovo, fu coronata da uno stupendo successo. Sublime e commovente spettacolo era il vedere, sin dal mattino, un continuo correre al Duomo di gente di ogni età e di ogni condizione, per assistere ad una funzione che mai per l’addietro avean veduto. Quel vasto tempio in brevissimi istanti fu gremito di ben dieci mila teste, dando così una vista che non trova riscontro nei fasti religiosi dei tempi andati. L’Eminentissimo alle undici, vestito di ricchi abiti pontificali, cantò la gran messa, ed ogni qualvolta la sua maestosa figura mostravasi al popolo, commoveva entusiasmava.
Cotale avvenimento restò impresso in tutti i cuori dei Terminesi fu un vero trionfo di religione, e sarà ricordato alla posterità come un grand’atto di omaggio al benemerito Pastore della chiesa palermitana e un generale tributo di gratitudine verso chi ci scampò dal terribile pericolo.
Il tripudio e l’esultanza della pubblica festa venne conchiuso alla sera con la trionfale processione delle Sante Reliquie, tra il corteggio di molte Confraternite e del Corpo dell’insigne Collegiata, in mezzo ai festoni di fiori, alle luminarie dei pubblici e privati edifici e agli evviva della divota popolazione. I fuochi di bengala e gli spari dei giuochi d’artifizio riuscirono di mirabile effetto».

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O glorioso beato Agostino, immortal gloria della patria, Termini Imerese. Onorificenza del popol nostro di Sicilia, e decoro del chiostro e della Chiesa.A te ricorriamo col più vivo ed umile sentimento del cuore. Noi ci affidiamo al tuo validissimo patrocinio, riconoscendoti nostro benefico concittadino e protettore. Noi che abbiamo sperimentato le tue grazie, ti preghiamo di sempre esaudirci nelle spirituali e temporali indigenze. Rendici esenti dalle nocive liti e discordie, e dalle insidie che ci tramano gli occulti e manifesti nostri avversari: recaci l’abbondanza dei viveri. Accorri e aiutaci ad accogliere le divine correzioni per scelte sbagliate. Impetraci il perdono degli errori commessi, l’amor di Dio, e la perseveranza finale, per cui possiamo, con la tua assistenza,
vivere e chiudere in pace quel momento da cui dipende l’eternità. Così sia.

A voi con affetto e stima fratelli e sorelle termitani, Francesco Anfuso








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